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The sixth force after the big-big gravityA N T O L O G Y (EXERCITATIONS)ua1

Yeu' -gesù

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Yeu' -gesù
IL BARONE LAICO

Nell' ultima Cena come ci viene tramandata dagli scritti dei testimoni, Gesù di Nazareth spezza il pane e lo dona ai presenti da mangiare e  mescie il vino da bere così suggellando  con questo atto geniale da scenziato la conosenza che si perpetua nella memoria dell'uomo!é un vero attto di sfida al sinedrio che rappresnta il clero incube a cui si è sempre opposto con i suoi atti scientifici e tramanda così come ripete Plank le persecuzioni che la scienza e il genio dovranno subere nei tempi da parte dei sacerdoti di qualunque religione esistent sul pianeta!

QUINTINA VECCHI
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AVA QUINTINA VECCHI

Che vuoi che diciam dunque al cimitero
Dove la nonna tua sepolta sta? — 
E fuggíano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va. 
Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giú de' cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia: 
La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l'ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch'è sí sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
Canora discendea, co 'l mesto accento 
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
Piena di forza e di soavità. 
O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor! 
— Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare: 
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare: 
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare. 
— Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio cosí.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
Sotto questi cipressi, ove non spero, 
Ove non penso di posarmi piú: 
Forse, nonna, è nel vostro cimitero 
Tra quegli altri cipressi ermo là su. 
Ansimando fuggía la vaporiera
Mentr'io cosí piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore. 
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo 
Rosso e turchino, non si scomodò: 
Tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo
E a brucar serio e lento seguitò. 


 

Il giudizio universale (1961)

Cosa faresti nei tuoi ultimi minuti di vita se fossi su un aereo che sta per schiantarsi?

Un mio amico una volta mi turbò immaginandosi quali reazioni si aspetterebbe dalla gente in una situazione del genere: qualcuno che prende con la forza la prima donna che gli passa vicino, qualcuno che si mette a pregare, qualcuno che cerca di uccidersi prima dello schianto…

 

Il giudizio universaleBeh ecco, il film sembra fare lo stesso gioco di fantasia: dal cielo di Napoli una voce tonante annuncia l'imminenza del giudizio universale. Da quel momento, gli uomini mostrano una serie di reazioni molto ampia, ma che alla fine non è difficile distinguere in “buone” e “cattive”: c’è chi si pente degli errori e dei torti commessi (il personaggio di Rascel, che confessa i suoi cattivi pensieri all'amico Gassman, o la moglie alto-borghese che vuole liberarsi di tutte le ricchezze); c’è chi torna a macchiarsi delle vecchie colpe pur avendo giurato di non cascarci più (il "commerciante” di bambini interpretato da Sordi); c’è chi si mostra ottuso e superficiale persino in una situazione estrema (i genitori che costringono la figlia a mettersi a stirare per dare l’impressione a Dio – sic – di essere una “brava” ragazza).

 

Il grande merito di questa messa a nudo dell’Uomo lo attribuisco a Cesare Zavattini (che ha firmato soggetto e sceneggiatura) e al suo inconfondibile stile. Che consiste nel mascherare col surreale il proprio “j’accuse”, in una fase della storia italiana in cui si cercò di bandire dall'arte la critica della società e qualsiasi forma di dissenso.

 

Consideriamo gli episodi delle persone socialmente “importanti”: il ministro viene abbandonato dai leccapiedi quando comincia a diluviare; l’ambasciatore fa licenziare il cameriere per una sciocchezza, va con la prima che capita, tira di coca; l’avvocato (De Sica) difende a spada tratta un truffatore anche nel momento del giudizio. E osserviamo in quanti modi diversi e geniali Zavattini se ne prende gioco: la gag dei cappelli e delle strette di mano per il ministro, l’elemento musicale e danzante nell’episodio dell’ambasciatore, i giochi di parole in cui si impegola l’avvocato. Zavattini, insomma - così come il bambino nel film - tira pomodori in testa ai ricchi, ai potenti, agli sbruffoni.

 

"È cosa da piangere o è cosa da ridere?" - si chiede Pulcinella, nel film, a proposito dell'annuncio che arriva dal cielo. Ma questo dilemma viene rigirato a noi spettatori di fronte all'ambivalenza dello stile di Zavattini: dobbiamo ridere per la sua particolarissima comicità, o piangere per il vero messaggio che vuole comunicarci?

Io scelgo la seconda: perché, se fosse Zavattini a condurre il giudizio universale, non avremmo dubbi su chi condannerebbe.

 

attori, registi, sceneggiatori, décade: manfredi, gassman, franchi, ingrassia, de sica, sordi, zavattini, rascel, 1960s, fernandel, stoppa, palance, borgnine
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i post. Aristdtelici
THE GALAXIAN CONE
 
Coloro che ritengono di poter commettere ingiustizie il più impunemente sono quelli abili a parlare, quelli che sanno agire e quelli che hanno esperienza di molti processi; inoltre quelli che sono ricchi e sono "amici" di quelli che subiscono ingiustizia o dei giudici; infatti gli "amici" non prendono precazioni contro il subire ingiustizie e con loro si viene a un compromesso prima di procedere; i giudici poi simpatizzano per coloro di cui sono "amici", cosicché o li assolvono o li puniscono poco. Inoltre quelli che, se vengono condannati a una pena, possono sfuggire alla sua esecuzione o possono rimandarla a lungo".

(Aristotele - Retorica)

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